Le invisibili by Elena Rausa

Le invisibili by Elena Rausa

autore:Elena Rausa [Rausa, Elena]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Neri Pozza


Tobia, Yu e il Colonnello

Un liceo milanese, marzo 2019

Prima che la campanella segni l’inizio dell’intervallo, Tobia ha preso questa piega di guadagnarsi cinque o dieci minuti in più camminando verso la porta dell’aula con lo sguardo al soffitto e un fazzoletto di stoffa colorata premuto sul naso, così non servono spiegazioni. «Va bene, esci, però devi farti vedere da un medico perché questa cosa capita troppo spesso».

Chiusa la porta alle spalle, butta il fazzoletto nel primo cestino per godersi con calma l’intera scelta delle macchinette.

Odia la folla, i rumori, ha fretta di tornare in classe. Perciò, dopo rapida riflessione, sceglie succo Ace (23) e monoporzione di noci macadamia, mandorle e uvette (47) – scelta sana e naturale, la sua signora madre, che poi sarebbe Agata, non avrebbe nulla da obiettare. Lo pensa con ragione, perché la sua dieta è stata ed è lo spazio di maggior controllo, la strategia che, quando era bambino, gli ha permesso di tenere a bada il disturbo che lo faceva sentire diverso da tutti.

«Fottutissimo Tobi». La voce di Yu Lin alle sue spalle lo coglie di sorpresa.

«Cosa?»

«Saresti fottuto, dato che hai finito il credito, ma io sono qui per ricordarti a cosa serve un amico».

«Grazie. No».

«Senti, ho capito che ti senti una merda, ma non vorrai mandare a puttane un’amicizia che dura da tutta la vita. Dunque ho deciso di accollarmi io il primo passo: ti perdono».

«Lascia stare».

«Sul serio, ti perdono. Hai fatto una cazzata, è palese, ma ti ci hanno portato, non era una cosa da te. Dunque io ti perdono».

«Non hai proprio niente da perdonare. Se anche avessi fatto una cazzata non riguarda te».

«Sicuro sicuro?»

«No. Cioè sì. Più che sicuro. Levati da me».

L’area sosta nel frattempo è diventata una calca. Tobia sfila la chiave e fa per andarsene. Al solito Yu, ostinato cinese, non molla.

«Ehi, ti serve una lezione sulla proprietà transitiva?»

«Anche no, grazie».

«E io ti faccio ugualmente una sintesi: la porcata che hai fatto con quegli stronzi fascistoidi... colpire in quel modo dei poveracci che non hanno mai dato fastidio a nessuno...»

«Oddiomio, poveracci. Yu, fammi capire: erano parenti tuoi? Erano, chessò, non dico cinesi, ma almeno coreani, vietnamiti, vagamente asiatici?»

«Dovrebbe fregarmi solo delle minchiate che fai a quelli con gli occhi a mandorla?»

«Fottiti, Yu. Dimenticami. Non mi pensare proprio. E, soprattutto, lasciami re-spi-ra-re».

Non hanno fatto più di trenta passi utili a raggiungere l’atrio, ma Tobia si sente al centro dell’attenzione di tutti. Agata sa bene quanta fatica gli costi mantenere il controllo di sé, quando sente le persone addosso, o troppo vicine. Lo sa per quanto hanno dovuto lavorarci.

Cinese di merda, pensa Tobia: la rabbia è tanta che non gli importa di inscatolare l’amico di sempre in una parola che per lui non ha mai significato niente. Però evita di guardarlo, rovista nelle tasche alla ricerca di qualcosa da masticare, mentre Yu gli allunga una barretta di cioccolato: «Ho anche moneta per la chiavetta se vuoi». Sono amici dai tempi delle elementari, Yu accudisce Tobia come una volta Agata faceva con Mira.



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